Davanti lo specchio – 2

3 01 2011

Un atleta che corre, nel mezzo del deserto. Un atleta un pò scarsetto, come atleta.
Corre tra cielo e dune, da solo, un atleta che non è neanche un atleta, a dir la verità…

Corre da solo, senza un perchè, perchè ce l’hanno costretto.
Una maratona forzata, senza tappe in programma.

(un uomo semplice corre, gettato al suo deserto… )…

Corre, corre, corre, accompagnato da innumerevoli, mutevoli, mirabili forme, a cui l’atleta sa, crede, di non poter assegnare un grado di realtà più elevato di quello dei miraggi…
Luci, ombre, specchi d’acqua… riflessi… nessuna realtà, non c’è un ristoro.

Se si ferma è solo per riprendere il suo fiato, ammirare qualche arcobaleno da lontano, vederlo svanire, e ricominciare a correre…
Ama quegli arcobaleni, che spezzano la monotonia gialla della sabbia, li odia perchè gli ricordano i colori della sua camera. Li adora e fugge da essi, perchè non sono suoi. I suoi colori.

Se sente sulla lingua il sapore di una goccia d’acqua, sputa. Conosce la fatale ebbrezza che nel deserto ne può dare anche un solo bicchiere.

E allora, poichè corre già da un pezzo (porca troia), alza la testa e guarda avanti, cercando di afferrare il traguardo, almeno con lo sguardo… caldo, silenzio, e polvere infuocata, nient’altro fino all’orizzonte.
Si volta, non vuole tornare a guardare ai suoi piedi. Forse, se ancora non può vedere il traguardo, non è così lontano dalla partenza. Da casa.
Un cazzo, non si vede un cazzo neanche dietro…

Può solo guardare ai suoi piedi che si rincorrono l’un l’altro senza mai raggiungersi, come gli istanti che passano, i suoi passi che si cancellano a vicenda.

Può solo sentire il suo respiro dentro, e il caos… il caos delle domande, dei perchè gridati al deserto.

Che deve fare, che può fare, che sa fare? Che cazzo deve poter saper fare?

Continua a correre, sperando… neanche sperando…

Non sa perchè è partito, non sa se c’è un traguardo.

Corre per correre, corre perchè deve correre, corre per non morire.
Corre perchè correre è vivere.

Corre, vive senza nessuna speranza. Un pò di fiducia in se stesso, però, quella sì. Dovesse venire a mancare anche quella, allora si abbandonerà alla compagnia funerea del deserto.

La notte, ogni notte, ha diritto ai suoi fuochi d’artificio, ogni risveglio merita di smaltire i postumi della sbornia. La lucidità del chiaro cerca continuamente la sua redenzione nell’oscurità del sonno. Troppa luce acceca.

Nell’arco delle 24 ore di ogni giornata si consuma la tragedia.
Bisogna imparare a conoscere il corso naturale del sole
(della vita)
e precipitare e risorgere con esso

Buon anno.

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